Un piccolo disegno…
  e una trapunta.

Iniziata tanti anni fa, l’ho terminata da qualche settimana.

Tutti i tessuti che la compongono hanno una storia, spesso anche più d’una,
essendo tutti passati da una vita all’altra, fra mani diverse. 
Come fiori immortali, spartiti e mai posseduti da nessuno.
Ma quella era stata per ognuno la loro parte: petali.
Che un giorno si sarebbero riuniti, rivolti alla luce.
Il trapunto è stato realizzato a mano
e potete notare come  questo non sia affatto preciso, nè caratterizzato da punti molto piccoli.
La scelta di non trapuntare minuziosamente è stata dettata dal fatto che avrei cucito in un ambiente un pò “movimentato”, che non mi avrebbe permesso la giusta concentrazione per dedicarmi ai dettagli: 
la classe d’asilo durante il gioco libero!!!
 A dire il vero, non sò neanche io come sia riuscita a tenere l’ago in mano, in mezzo a quel bellissimo trambusto!
Tutto questo è durato parecchi giorni, una decina di minuti ogni volta.
Di tanto in tanto, qualcuna delle bambine si fermava a guardarmi,
a volte due o tre di loro prendevano la decisione di sedersi sulle loro piccole sedioline, 
vicino a me, per mimare i miei gesti mentre cucivo.
Le sentivo anche parlare tranquillamente e seriamente, 
di quali delle tante fantasie, o parti del quilt, preferivano e il perchè! 
… mentre io continuavo a quiltare.
Esaurito, ad un certo punto, il “tempo” del cucito
mettevo via il mio lavoro per riprenderlo il giorno dopo, 
ma non prima di rispondere alla loro domanda:
“maestra, quando sarà pronta?!” – 
“Oh!…penso a metà primavera!”…rispondevo io.
 Finito a casa il binding, finalmente era pronta per essere donata.
I piccoli non vedevano l’ora… ed anch’io!

Adesso, anche in giardino, il quilt accoglie le voci dei bimbi che giocano,
teneramente distesi su di esso, a pensare a chissà cosa,
lì… all’ombra dell’albero delle maestre,
sotto il tepore del sole filtrato dai rami e l’abbraccio del vento primaverile.


Ed io, in cambio di un quilt, piccolo e vissuto, ho ricevuto il dono di sapere che 
sarà amato quanto l’ho amato cucendolo.
La superficie di una coperta trapuntata è
una vibrazione di molecole stupefacenti,
che emerge dalle profondità
tra il chiaro e lo scuro del trapunto.
Intessendo una sorta di grafia delle ombre,
rende visibile l’infinito dell’invisibile.

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