Sono cresciuta circondata da moltissime bambole: ne ricevevo tante. Ogni occasione era buona.
Così tutto il giorno ero indaffaratissima: pannolini da cambiare, il bucato da fare, magari nella grande vasca del nostro bagno, quella stessa che a seconda dei casi si trasformava in oceano, con barchette piccolissime al limite della possibilità di piegare la carta.
Ad ogni modo, immaginavo un luogo piccolo piccolo, dove tenerle tutte insieme e giocare tutto il giorno così.
Le curavo anche. Per ogni minimo disturbo c’ero io, la dottoressa delle bambole!

 Da grande poi, ho iniziato a crearle con le mie mani.
All’inizio,  pensavo a quanto fosse assurdo. Come era possibile far nascere delle bambole dal nulla?
Senza pensare a nient’altro, avrei dato tutto per quelle bambole che sembravano magie.

Se ne stavano lì negli scaffali, sedute ad aspettare, e le neonate nei loro lettini, mentre attendevano una piccola mamma o un piccolo papà.

Cos’era una bambola per un bimbo non me l’ero mai chiesto, ma sapevo bene che nessun altro gioco poteva sostituirle.
Iniziò tutto così.

Intanto, riuscii a trovare un angolo quasi tutto per me, dove cucivo instancabilmente, anche splendidi abitini per le mie piccole creature.
Mutandine col merletto, calzini alla Pippi calze lunghe, pigiamini, tanti lenzuolini, materassini e trapunte per i lettini che ordinavo al mio falegname.
Li volevo comodi e belli, ed anche profumati alla cera d’api. Ma soprattutto sicuri, così da stare tranquilla quando le mie piccole creature sarebbero state adottate da bimbi amorevoli.

Oggi è cambiata solo la Nursery delle Bambole: è più grande e c’è anche un pc.
Ma il tempo e l’amore necessario per crearle è lo stesso come allora.

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